mercoledì 18 gennaio 2012

A se stesso - Marco Aurelio

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13 Com'è importante imprimersi bene nella mente, a proposito dei cibi delicati e di simili vivande, che questo è il cadavere di un pesce, quest'altro il cadavere di un uccello o di un porcellino; e poi ancora che il Falerno non è che un po' di succo di un grappolino d'uva, e il laticlavio non è che peli di pecora bagnati nel sangue di una conchiglia; e, a proposito dei rapporti sessuali, che non sono altro che lo sfregamento di un organo e l'eiaculazione di un po' di muco accompagnata da una convulsione! Com'è importante imprimersi nella mente queste idee che colgono a fondo le cose e penetrano attraverso esse, in modo da vedere quali sono nella loro essenza! Così bisogna fare per tutta quanta la vita, e mettere le cose a nudo quando esse ti sembrano degne di tutta la tua fiducia, e vedere fino in fondo la loro meschinità, ed eliminare quelle indagini scientifiche di cui si fan belle. La vanità è, infatti, una terribile ingannatrice, e quando più pensi di attendere a cose serie, più rimani ingannato. Vedi dunque cosa dice Cratete dello stesso Senocrate.

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15 Alcuni esseri hanno fretta di venire al mondo, altri di essere già esistiti, e di ciò che nasce ecco che una parte si è già estinta: flussi e trasformazioni rinnovano incessantemente il cosmo, come lo scorrere ininterrotto del tempo rende sempre nuova l'eternità infinita. In questa fiumana, nelle quale non è possibile trovare un punto d'appoggio, quale si potrebbe apprezzare tra queste cose che ci passano accanto di corsa? Come se uno prendesse ad amare uno di quei passerotti che ci passano accanto e volano via: ecco che è già scomparso dalla sua vista. La vita stessa di ciascuno di noi è qualcosa come l'evaporazione del sangue e l'aspirazione dell'aria. Quale è, infatti, l'atto, da noi ripetuto ad ogni istante, con il quale aspiriamo una volta l'aria e poi l'espiriamo, tale è quello con il quale restituirai alla fonte donde all'origine l'hai tratta tutta la facoltà di respirare che ieri o ieri l'altro nascendo hai acquistata.

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20 A volte durante gli esercizi ginnici qualcuno ci graffia con le unghie o ci ferisce cozzando con la testa; eppure noi non lo facciamo notare, non ci offendiamo, non lo guardiamo in seguito con sospetto pensando che voglia farci del male. Certo, ci guardiamo da lui, ma senza considerarlo un nemico né guardarlo con diffidenza: cerchiamo solo di evitarlo con garbo. Pressapoco così dobbiamo comportarci anche nelle altre circostanze della vita: sorvoliamo su molti torti che ci vengono fatti da coloro che, per così dire, fanno esercizi ginnici con noi. Infatti è possibile, come dicevo, schivarli senza averli né in sospetto né in odio.

da "A se stesso", di Marco Aurelio, Ed. Le Lettere - Firenze, 1989, pp. 73-74; 76-77.