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martedì 22 marzo 2011

RABBIA - Chuck Palahniuk

[...]
Al successivo Ringraziamento, in fila per un posto al tavolo degli adulti c'è Nonna Bel. Poi zio Clem. Poi zio Walt e zia Patty. A sentire Rant, sua mamma era lì che contava sulla punta delle dita: prima che lei potesse mangiare come un'adulta dovevano morire ancora quattro, cinque, sei parenti. Verso la fine del pranzo, nonna Bel comincia a sudare. Ha la febbre a quaranta, eppure dice che sente freddo. Tra gli altri sintomi ci sono capogiri, spossatezza e dolori muscolari.
A sentire Rant, nonna Bel non riesce a respirare perché, come si scopre in seguito, i suoi polmoni si stanno riempiendo di liquido. I reni sono bloccati. A metà strada tra casa Casey e l'ospedale, nonna Bel smette di respirare.

Echo Lawrence: Salta fuori che quella fortunella di nonna Bel si è beccata un virus mortale. Si chiama "hantavirus" e si prende da un animale che Rant chiama "topo dalle zampe bianche". Il topo caga, e la merda secca si sbriciola in polvere. Tu respiri questa merda in polvere, e nel giro di sei settimane il virus ti uccide.
Bel è una vecchia signora col rossetto rosso, il naso incipriato.
Rant ci ha raccontato che il medico legale della contea ha fatto analizzare la polvere nel portacipria di Bel, e ovviamente per metà era merda di topo. Stronzi di topo secchi e macinati. Il piumino da cipria era pieno di merda in polvere. Mistero risolto. Più o meno.

Shot Dunyun: Non sto dicendo che Rant Casey fosse una specie di serial killer naturopata - ragni, pulci, topi e api - ma non mi stupirei se qualcuno lo pensasse. [...]

Da "Rabbia", di Chuck Palahniuk, Ed. Mondadori "Strade blu", 2007, pp. 72-73.

giovedì 23 dicembre 2010

CONSTANCE CONTRO TUTTI - Ray Bradbury

[...]
Scendemmo le ripide scale di cemento e sotto la debole luna, vicino alla macchina, Crumley mi guardò. "Cos'è quell'aria da cane selvatico?"
"Mi sono appena affiliato a una chiesa."
"Sali, per l'amore di Gesù."
Salii, in preda alla febbre.
"Dove andiamo?"
"Alla cattedrale di Santa Vibiana."
"Santa colonna!"
Crumley azionò l'accensione.
"No" decisi, "non sopporterei un altro faccia a faccia.
Andiamo a casa, James, ci facciamo una doccia, tre birre e un bel sonno.
Prenderemo Constance all'alba."
Superammo pian piano Callahan e Ortega. Crumley sembrava quasi felice.
Prima della doccia, delle birre e del sonno ristoratore incollai setto o otto pagine di giornale
sulla parete in capo al letto, in modo da poterle guardare se mi fossi svegliato durante la notte
e fossi andato in cerca di soluzioni.
Nomi, fotografie, titoli grandi e piccoli conservati per ragioni misteriose o niente affatto misteriose.
Alle mie spalle Crumley sbuffò.
"Minchia! Hai intenzione di andare a dormire con una raccolta di notizie che erano defunte anche appena pubblicate?"
"All'alba, forse, cadranno dal muro e s'infileranno sotto i miei occhi e resteranno incollate all'adesivo creativo del mio cervello."
"Adesivo creativo! Giapponesi e bushido! Tori americani! Una volta staccate dal muro quelle cose si propagheranno dentro di te?"
"Perché no? Se non incameri niente, non metti fuori niente."
"Aspetta che mandi giù questo." Crumley bevve.
"Andare a letto con le celebrità e svegliarsi innocenti come prima, eh?"
Fece un cenno alle foto, ai nomi, alle vite stampate sui giornali.
"Constance sarebbe lì, da qualche parte?"
"Nascosta."
"Vai a farti la doccia, faccio io la guardia ai necrologi. Se qualcuno si muove, grido.
Che te ne pare di un margarita per la buona notte?"
"Credevo che non l'avresti più domandato." [...]

Da "Constance contro tutti", di Ray Bradbury, Ed. Mondadori Strade Blu, 2003, pagg. 60-61.